Mediatori efficaci. Come gestire i conflitti a scuola
di Jefferys Duden Karin
Prezzo: € 13.50*
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Presentazione (a cura di Meridiana)
Partendo dalla consapevolezza che la violenza è un comportamento che si apprende e che la scuola è un laboratorio unico per imparare a gestire le relazioni, questo libro introduce, con l'ausilio di test, schede , esercizi e tabelle, al metodo della mediazione nonviolenta dei conflitti tra pari. La mediazione è uno spazio in cui imparare a gestire i conflitti tra pari con l'aiuto di una terza persona neutrale - il mediatore scolastico nel nostro caso - capace di guidare le parti alla composizione dei loro conflitti attraverso forme morbide di consenso e non più attraverso atteggiamenti impulsivi di dissenso. Responsabilizzando all'interno dei gruppi dei pari, alunni capaci di essere mediatori nei contrasti e facilitatori nelle relazioni, la scuola risponderà non solo al compito di insegnare nozioni, ma soprattutto a quello di insegnare a vivere, meglio e responsabilmente il rapporto con gli altri.
Anno 2001 dell’era moderna. Primo del terzo millennio. Una anonima città italiana di provincia. Nel giardino della scuola principale del paese "lei" e "lui" si incontrano in cortile durante la ricreazione per un chiarimento riguardante la loro relazione affettiva di adolescenti. Inspiegabilmente "lui" prende un temperino, ritenuto innocuo, e la colpisce alla gola. Pochi minuti e "lei" non c’è più. Scompare in una pozza di sangue, immolata come un agnello sacrificale sull’altare dell’incoscienza. Perché? Quale spiegazione può esserci? Sarà pure banale dirlo, ma ha un semplice e ricorrente nome: violenza. Come direbbe il sociologo tedesco Wolfgang Sofsky1, la violenza non è affatto scomparsa, ha soltanto cambiato forma. Le modalità di contagio – aggiungo io – sono però le stesse, e anche se facciamo finta di non accorgerci di questo, non possiamo più lasciare che, soprattutto a scuola, assuma i suoi più tragici contorni.
La sventurata vicenda ricordata vuole essere un campanello d’allarme che spesso dai nostri ragazzi ci pare di percepire, ma sul quale invece preferiamo non soffermarci o, nei casi peggiori, voltarci dall’altra parte. Guai a farlo ancora! Davanti a laceranti episodi come quello anonimamente narrato, abbiamo un compito, anzi un dovere: prendere coscienza delle trasformazioni sociali in atto e di quanti, come attori sociali altri, in esse si muovono. Non possiamo più rammaricarci o stupirci soltanto quando si arriva al culmine. Anche se è vero che oggi non fanno quasi più notizia ragazzi per bene che rapinano per noia, baby gang che spadroneggiano in città o peggio ancora nelle scuole e, probabilmente, neanche bulli, vandali o teppisti che manifestano i loro disagi scatenando gratuite violenze nei quartieri o negli stadi, c’è ancora qualcosa che possiamo fare. E va fatto iniziando dalle agenzie educative primarie, vale a dire la famiglia e la scuola. Vuoi perché luogo in cui ognuno di noi ha modo di socializzare e trascorrere gran parte della propria esistenza, o perché è riconosciuta ancora come privilegiato luogo di apprendimento, la scuola riveste tuttora un nobile e indiscutibile ruolo: insegnare.
Questo lavoro di Karin Jefferys-Duden intende fare questo: insegnare metodologie efficaci per sviluppare positivamente e creativamente i rapporti interpersonali e diffondere così a livello sociale il patrimonio della nonviolenza, della tolleranza e della pace. Consolidare dunque abitudini attive di crescita e di confronto per riuscire ad attivare, proprio nella scuola, un vero e proprio processo di mobilitazione in grado di far "incrociare" le tematiche disciplinari tradizionali con percorsi e strumenti di formazione innovativi, grazie ai quali diventa possibile fronteggiare sin dall’inizio la comparsa della violenza. La mediazione può far questo. Intesa come modalità pacifica e nonviolenta di regolazione dei conflitti, è sicuramente una delle strategie da promuovere nelle scuole italiane di ogni ordine e grado, per far lievitare così a livello educativo una rinnovata coscienza civica e sociale.
Sappiamo tutti, in fondo, che un clima scolastico pesante, caratterizzato da prepotenze, intolleranze, isolamento, bullismo e, inevitabilmente, conflitti, fa sì che l’istituzione didattica stenti a ritrovare la sua fisionomia di luogo deputato allo sviluppo di conoscenze e forme di socializzazione, e assuma purtroppo quella di un luogo tormentato, in cui i processi di apprendimento risultano spesso vanificati con risultati di accrescimento di sfiducia, diminuzione dell’impegno e anche elevate soglie di abbandono scolastico. Sono segni di disagio o, se vogliamo, punte di quello stesso iceberg rimasto invisibile sotto il livello dell’acqua, fino all’emersione tragica e improvvisa sfociata irreparabilmente nell’episodio di violenza ricordato all’inizio.
La scuola ha il compito di insegnare è vero, ma non più nozioni, espressioni matematiche, ricorrenze storiche o quant’altro. Insieme alla famiglia, ha il compito, anzi il dovere di insegnare a vivere. Non può più permettersi di tollerare al suo interno fughe dai problemi da parte di chi, pur avendone la responsabilità educativa pubblica, in diversi casi ha preferito voltarsi dall’altra parte, lasciando spazio e legittimazione a culture di sopraffazione e di disprezzo delle regole basilari della convivenza civile che, purtroppo, a scuola stanno trovando fertile humus.
Il lavoro che state per leggere ha il delicato compito di introdurre il lettore alla mediazione nonviolenta dei conflitti tra pari (Peer Mediation) – che per essere più chiari chiameremo "mediazione scolastica" – sperimentata, in questo specifico caso, nel Nord Europa con alunni della scuola primaria. Il volume riesce a mettere chiaramente in luce le enormi capacità emotive e relazionali che i bambini possiedono in queste fasce d’età, lasciando intuire con chiarezza come ogni individuo alla nascita non possa affatto essere ritenuto violento. È bene capirlo una volta per tutte: la violenza è un comportamento che si apprende. Ed è qui che l’insegnare, l’istruire, l’esporre, lo spiegare, il far imparare e, quindi, il far apprendere entrano in gioco come ruoli fondamentali della scuola, la quale, come agenzia educativa, può aiutarci a scoprire quante capacità e quale patrimonio di emozioni ognuno di noi ha per immunizzarsi dalla violenza e riuscire così a regolare, comporre e sedare ogni forma di conflitto.
Seguendo il percorso sicuramente schematico ma efficace del testo, vi accorgerete passo dopo passo come favorire e recuperare quelle potenzialità relazionali purtroppo sopite all’interno di ognuno di noi, come aumentare il contatto umano con i ragazzi, il rapporto costante con le classi, la condivisione di percorsi ed esperienze comuni e, persino, come perfezionare il vostro senso empatico.
La mediazione è in questo una chiave di vita che aiuta a costruire uno spazio sicuro in cui imparare a gestire i conflitti tra pari con l’aiuto di una terza persona neutrale – il mediatore scolastico – capace di guidare le parti alla composizione del loro conflitto attraverso forme morbide di consenso e non più attraverso atteggiamenti impulsivi di dissenso. Istruendo e responsabilizzando all’interno dei gruppi dei pari alunni capaci di vestire i panni dei mediatori scolastici, avremmo non solo alunni che aiutano gli alunni nel superare i rispettivi contrasti, ma anche facilitatori di nuove relazioni e forme di solidarietà all’interno di ogni scuola.
Questo processo di completo arricchimento del contesto scolastico, sociologicamente noto come "community empowerment", richiama la prospettiva tracciata qualche anno fa dai sociologi americani Bush e Folger2, promotori appunto di un approccio trasformativo della mediazione fondato sul riconoscimento reciproco – recognition – delle parti in conflitto, aiutate non solo a risolvere il loro immediato problema, ma motivate attraverso un processo di arricchimento interiore – empowerment – nelle possibilità di visione riguardo ai problemi futuri.
Tra schemi, tabelle, illustrazioni ed esercizi che vi accompagneranno nel testo, e che dovrete soltanto tradurre e trasporre nella vostra realtà quotidiana, sarà facile rendervi effettivamente conto di come la mediazione non sia solo una tecnica di gestione della violenza o un metodo di pacificazione tra bambini capricciosi, ma esprima invece i connotati di un effettivo processo educativo. Grazie alle sue caratteristiche, il libro di Karin Jefferys-Duden consente di poter trasferire nei nostri contesti scolastici la diffusione di modelli altri di comportamento decisamente più cooperativi, empatici e consensuali, grazie ai quali la scuola potrà riaffermare la sua peculiare identità di luogo di socializzazione e di produzione di sane identità.
(Maurizio Lozzi)
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