Le regole del gioco. Manuale per educare al senso delle regole
 

di Diana Rossella

Prezzo: € 14.00
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Presentazione a cura di Meridiana


Il Presidente della Repubblica direbbe: "questo è un libro dedicato agli italiani". E' infatti rivolto a chi crede che le regole e la legalità siano valori educativi da coltivare e far crescere con fiducia e continuità. La ragione è tanto semplice quanto evidente. Siamo il paese con più leggi e meno senso delle regole, con più legami alla "famiglia" o al gruppo e meno vincoli per il bene comune, con più codice affettivo materno e meno codice normativo paterno.
Le regole del gioco è una proposta metodologica a cui occorre avvicinarsi con il desiderio di vivere una nuova esperienza formativa. E' il primo manuale del genere in italia e necessita di educatori "sufficientemente imperfetti", che vogliano, insieme alle nuove generazioni, lasciare la palude delle abitudini acquisite, fuoriuscire dal labirinto vischioso dell'implicito che rende tutto approssimativo e arbitrario.Il coraggio dell'educatore sarà ripagato, nelle pagine di questo libro, dal consistente repertorio di idee e proposte di didattica attiva grazie alle quali potrà sperimentare, con i ragazzi, che si cresce, anzi si diviene grandi davvero, quando si diventa capaci di accettare i limiti e le regole. Fino a concorrere, quando necessario, attivamente, da protagonisti, al loro cambiamento.

 

Estratto dal libro

Dal Capitolo “Io e le regole”



5. LA SEDIA AUTORITÁ



Finalità

La regola è strettamente collegata alla funzione dell’autorità. Quest’ultima ha il compito della vigilanza e del controllo, affinché le azioni comuni si svolgano secondo norme che garantiscono il benessere di tutti. L’autorità è una risorsa imprescindibile dal punto di vista educativo. Se ben esercitata, infatti, aiuta a stabilire relazioni intenzionalmente orientate al raggiungimento di obiettivi condivisi e a soddisfare quel bisogno di modelli educativi capaci di sostenere la crescita personale. Esercitando un’autorità credibile e costruttiva, l’educatore può diventare punto di riferimento capace di favorire la spinta motivazionale all’autorealizzazione.

L’attività mette a confronto vari modi di vivere l’autorità, superando la logica del “giusto” e “sbagliato”, ma piuttosto stimolando ciascuno a coglierne criticamente i vari aspetti.

Svolgimento
Il conduttore, attraverso la tecnica del brainstorming, fa scrivere ai partecipanti su un cartellone tutte le parole che possono essere collegate al concetto di autorità. Al termine le legge senza fare commenti e invita a formare piccoli gruppi e a sistemarsi in uno spazio comodo nella stanza, in maniera tale da non disturbarsi reciprocamente. Chiede, allora, a ciascun gruppo di scegliere almeno 3 parole dall’elenco, quelle più vicine alla propria esperienza. Ogni gruppo scriverà su un foglio le parole scelte.

Il conduttore poi inviterà a collegare ciascuna parola a un colore, a un suono, a un movimento, un aggettivo, un’esclamazione.

Esempio: ORDINE = giallo, urlo, battere i piedi, preciso, “Attenti!”

Al termine, vengono disposte tutte le sedie in cerchio, meno una, che sarà collocata al suo centro. A turno un portavoce per ogni gruppo si siederà sulla “sedia autorità” e inizierà a rispondere, per ogni parola, alle seguenti domande: Di che colore è? Che suono ha? Quale movimento fa? Il suo aggettivo? La sua esclamazione?

Egli risponderà usando parole, suoni, movimenti… Ogni volta il conduttore solleciterà l’individuazione delle differenze esistenti tra le varie interpretazioni, riportando costantemente l’attenzione sul concetto di autorità.

Al termine, per ciascuna parola, saranno annotati su un cartellone di sintesi i vantaggi e gli svantaggi. Si può dare al cartellone il titolo “Autorità come...” così come nel modello sotto riportato.

Per fare il punto


Che cos’è per te l’autorità?
A che cosa serve l’autorità?
Come vorresti che venisse esercitata l’autorità su di te?
Come dovrebbe comportarsi un “capo” secondo te? Cosa dovrebbe evitare?
Chi deve stabilire le regole, chi esercita l’autorità o il gruppo? O tutti e due insieme? E come?


6. MASCHIO E FEMMINA LI CREÒ



Finalità

È esperienza comune, sia per i maschi che per le femmine, dover seguire sin dall’infanzia certe regole per poter essere riconosciuti e autodeterminarsi nella propria identità sessuale. A volte queste regole risultano troppo strette e frustranti, o perché non rispondono ai reali bisogni della persona o perché risultano obsolete. Allora, può diventare utile chiedersi perché ciò avviene e soprattutto cosa vuol dire oggi essere maschio ed essere femmina. Questo è un terreno di ricerca piuttosto impervio, in quanto l’attuale società impone modelli del maschile e del femminile, tipici di alcune subculture, che a volte sottendono alcuni rischi. È il caso, ad esempio, del “bullo” per il maschio e della “velina” per la femmina, luoghi comuni molto diffusi tra le nuove generazioni, che denunciano il preoccupante fenomeno della omologazione televisiva e che nella loro esasperazione possono indurre forme di spersonalizzazione o addirittura comportamenti violenti. L’attività si propone di avviare un cammino di ricerca che faccia emergere gli stereotipi e i pregiudizi del passato e del presente, rispetto al tema del maschile e femminile. Si cerca così di contribuire alla costruzione di una cultura delle differenze che tuteli la diversità e favorisca l’integrazione.



Svolgimento

Il conduttore promuove una raccolta di detti, canzoncine, proverbi, messaggi pubblicitari legati al maschile e al femminile.

Esempi: “Chi porta i pantaloni è l’uomo, ma chi comanda è la donna”; “ L’uomo non deve chiedere mai”; “ Non piangere come una femminuccia”; “La donna è mobile, qual piuma al vento...”, ecc.

Tutto quello che viene espresso dai partecipanti, senza censure, va scritto su un cartellone. È importante dedicare a questa fase dell’attività un tempo abbastanza prolungato, per far emergere più enunciati possibili. Al termine il conduttore costituisce gruppi di max 5-6 membri dando a ciascuno un cartellone, alcuni colori di vario tipo (pastelli, pennarelli, ecc.), riviste o carte da collage. Chiede, quindi, di rappresentare graficamente un’immagine maschile e un’immagine femminile, utilizzando i messaggi racchiusi nelle frasi raccolte. Ciascun gruppo potrà rappresentare le due figure con una propria tecnica (ad es. con fumetti, con disegni, con il collage, ecc.) curando che possano esprimere la sintesi di un pensiero collettivo.

A lavoro concluso i cartelloni vengono esposti in una specie di mostra che tutti i partecipanti potranno visitare.



Per fare il punto

· Cosa hai sentito dire riguardo alle femmine quando eri piccolo?

· Cosa hai sentito dire riguardo ai maschi quando eri piccolo?

· Condividi ora questi modi di dire? Se sì, perché? Se no, perché?

· Nel passato i maschi subivano dei condizionamenti? Quali? E le femmine?

· Ora secondo te è cambiato qualcosa? Sapresti dire cosa?



Dal capitolo “Conflitti e regole”



13. IO VEDO… IO SENTO… IO PARLO…


Finalità

L’obiettivo dell’attività è quello di mettere in luce alcuni comportamenti di omertà che spesso si traducono nel far finta di niente, nello starsene fuori, nel non prendere mai una posizione chiara. L’omertà deriva dal bisogno di adeguarsi, di conformarsi, di confondersi con la massa, per evitare di prendersi le proprie responsabilità. L’atteggiamento omertoso, a lungo andare, addormenta la coscienza individuale e collettiva, generando “esistenze inautentiche” che tanto male fanno alla crescita sociale. Diventa indispensabile adottare, pertanto, ogni misura formativa tesa allo sviluppo di personalità sociali critiche ed autentiche. Ciò consente, infatti, di stare al mondo con occhi, orecchie e bocca aperti, per poter comprendere meglio la realtà, senza il timore di esprimere il proprio pensiero personale.



Svolgimento

Il conduttore legge l’episodio Non vedo...non sento... qui di seguito riportato:



L’altro giorno nel cortile della scuola, durante l’intervallo, mi è capitato di vedere qualcosa di strano. Due miei compagni, ignari della mia presenza, si sono apparti e hanno iniziato a confabulare in modo sospetto. Poi uno dei due ha tirato qualcosa dalla tasca… e l’altro gli ha dato del denaro. In quel momento ho sentito tremare le gambe: forse avevo visto qualcosa che non dovevo, anzi, per meglio dire, non volevo vedere. Dopo pochi attimi di esitazione ho preferito, girarmi ed andarmene, senza neanche capire che cosa stesse succedendo. Il mio primo pensiero è stato quello di non mettermi nei pasticci ed evitare guai.



Al termine chiede ai partecipanti di individuare le ragioni che possono portare a scegliere, come nel caso del protagonista dell’episodio narrato, di non vedere, non sentire, non parlare. Queste vengono scritte su un cartellone: Non vedo perchè...; Non sento perchè...; Non parlo perchè...

Al termine il conduttore propone di contrapporre a queste ragioni alternative, che possono motivare a vedere, a sentire, a parlare. Queste vengono scritte su un altro cartellone: Vedo perchè...; Sento perchè...; Parlo perchè...

L’attività si conclude confrontando i contenuti dei due cartelloni.



Per fare il punto

Se un tuo amico scoprisse un reato, cosa dovrebbe fare?
E se capitasse a te?
Quando hai paura cosa fai?
Che cos’è l’OMERTÁ?
Quali sono le sue conseguenze?
Cosa si potrebbe fare per combatterla?




15. CHI PECORA SI FA, IL LUPO SE LO MANGIA



. Finalità

Se la regola del gioco è “vinca il più forte”, la competizione risulta esasperata e non concede tregua di sorta. Il timore, infatti, è quello di “perdere la faccia” e di provare vergogna, lasciando intravedere i propri limiti. Per salvaguardare il proprio “onore”, allora, bisogna lottare senza cedimenti. Frustrazione, stress psico-fisico, malcontento, sfiducia in se stessi sono il risultato, se non si riesce a corrispondere a queste aspettative di superiorità e di forza. Stretti in una morsa competitiva, ci si sottopone sforzi sovrumani e innaturali. Ogni persona, in realtà, è sintesi di capacità e limiti ed è, quindi, fisiologica l’esperienza della mancanza, della sconfitta. L’attività vuole favorire l’accettazione del limite e nel contempo ridimensionare il valore attribuito alla forza.



Svolgimento

Il conduttore distribuisce il questionario Chi pecora si fa, il lupo se lo mangia. Terminata la fase di compilazione individuale, il conduttore chiede ai ragazzi di rispondere alle domande-guida di Per fare il punto per avviare la discussione.



Per fare il punto

· Ti è mai capitato di sentirti sopraffatto dalla forza degli altri? Cosa hai fatto per difenderti?

· Che cos’è la competizione? Quando è positiva e quando è negativa?

· La lotta ti piace oppure no?

· Cosa provi quando perdi? E quando vinci?

· Per poter vincere cosa ci vuole?


 

Indice


Prefazione di Daniele Novara

Introduzione


PARTE PRIMA : A che gioco stiamo giocando?

Pia Blandano

Regole e diritti



Piero Fantozzi e Sabina Licursi

Un approccio sociologico



Diego Miscioscia

Regole e adolescenza: la trasgressione



PARTE SECONDA : Giochiamo



Io e le regole

Le regole e il gruppo

Regole esplicite e regole implicite

Conflitti e le regole

Bibliografia


 

 

 

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